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Business della ristorazione

Dal costo della ricetta al controllo mensile del ristorante

Quando il costo degli ingredienti sale o il margine di un piatto non è chiaro, una percentuale calcolata bene aiuta a capire dove intervenire. Puoi misurare il food cost sia per ricetta sia sull’intero periodo, purché confronti dati omogenei.

Di Giulia Ferrante · · 4 min di lettura

Chef in cucina calcola costi ingredienti su calcolatrice e laptop, verdure e carne sul banco

Per sapere se un piatto contribuisce davvero ai conti del locale, non basta sommare il valore degli acquisti: una parte degli ingredienti può essere ancora in magazzino, mentre altra merce può finire in scarti o pasti non venduti. Il calcolo diventa utile quando distingui il costo teorico della ricetta da quello effettivamente consumato e lo confronti con le vendite alimentari dello stesso periodo. Ecco come impostare i due conteggi e usare il risultato senza confonderlo con la redditività complessiva.

Quali costi stai misurando?

Il food cost può indicare due misure diverse. Quello teorico di un piatto è il costo degli ingredienti previsti dalla ricetta per una porzione. Quello consuntivo del periodo è invece il valore delle materie prime effettivamente consumate, comprese quelle sprecate o utilizzate per pasti non venduti. Per non confondere le voci, separa le materie prime da lavoro, affitto e utenze, come distingue la guida di myPOS sul calcolo del food cost.

La percentuale mette il costo in rapporto alle vendite: un dato in euro dice quanto hai speso, la percentuale mostra quanto quel costo pesa sui ricavi alimentari. Per la gestione complessiva del locale, il food cost va letto insieme alle altre voci di bilancio e alle decisioni operative trattate nella gestione sostenibile di un ristorante.

Come si calcola il costo di una ricetta?

Per ogni preparazione, registra ingredienti, quantità effettivamente usate, prezzo d’acquisto e porzioni ottenute. Converti le unità in modo coerente: per esempio, se acquisti un prodotto al chilogrammo ma ne usi 150 grammi, calcola il costo della quantità utilizzata, non quello della confezione intera. Considera anche la resa: se mondatura o cottura riducono la quantità utilizzabile, il costo va riferito alla quantità netta che entra davvero nella porzione.

Somma il costo di tutti gli ingredienti e dividi il totale per le porzioni prodotte. Poi calcola:

Food cost % della porzione = costo ingredienti per porzione ÷ prezzo di vendita netto × 100

Per esempio, con ingredienti che costano 3 euro e un prezzo netto di vendita di 10 euro, il food cost teorico è 30%. È una misura della sola materia prima: non significa che il restante 70% sia utile, perché deve ancora coprire personale, affitto e gli altri costi.

Come si calcola il food cost del periodo?

Per ottenere il dato consuntivo, scegli un intervallo e rileva le scorte all’inizio e alla fine usando gli stessi criteri di conteggio e valorizzazione. Registra tutti gli acquisti di alimenti del periodo, compresi quelli urgenti, e sottrai resi o rimborsi documentati. La formula del costo consumato è:

Costo del venduto = rimanenze iniziali + acquisti − rimanenze finali

Il metodo basato su inventario iniziale, acquisti e inventario finale è descritto anche in una pubblicazione tecnica disponibile su GovInfo. Una volta ottenuto il costo, dividilo per le vendite nette di cibo dello stesso intervallo e moltiplica per 100:

Food cost % del periodo = costo del venduto ÷ vendite nette di cibo × 100

Esempio: rimanenze iniziali per 8.000 euro, acquisti per 12.000 euro e rimanenze finali per 7.000 euro danno un costo consumato di 13.000 euro. Se nello stesso periodo le vendite nette di cibo sono 40.000 euro, il food cost consuntivo è 32,5%.

Quale calcolo usare per decidere?

La scheda ricetta serve a stimare il costo previsto di ogni piatto e a valutare prezzi, ingredienti e porzioni. Il calcolo del periodo mostra invece quanto è stato consumato rispetto alle vendite reali: può includere scarti, errori di porzionatura, omaggi e pasti interni. I due numeri rispondono a domande diverse e non devono coincidere necessariamente.

Confrontarli aiuta a cercare gli scostamenti. Se il costo consuntivo è molto più alto di quello previsto dalle ricette e dalle vendite, controlla conteggi di magazzino, quantità servite, sprechi, acquisti non registrati e aggiornamenti dei prezzi dei fornitori. Non attribuire automaticamente la differenza a un solo fattore: prima verifica che periodo, perimetro delle vendite e criteri di valutazione siano coerenti.

Come rendere il risultato confrontabile?

Usa sempre lo stesso intervallo per acquisti, inventari e vendite. Se includi nel fatturato solo il cibo, non sommare bevande, coperto o consegna; se gestisci separatamente packaging e bevande, mantieni questa separazione in ogni rilevazione. Per il confronto gestionale, rapporta il costo a ricavi alimentari netti e non alternare importi con IVA e senza IVA.

Rileva le rimanenze con conteggi fisici quando possibile, adottando unità e criteri di valutazione costanti. Conserva fatture e registrazioni degli acquisti, annota scarti e pasti del personale secondo un criterio stabile e aggiorna le schede quando cambiano prezzi o grammature. L’indicatore di food cost è inoltre distinto dal prime cost, che considera insieme costo di cibo e bevande e costo del lavoro, come specifica la guida dell’Internal Revenue Service.

Come leggere il risultato senza fermarsi alla percentuale?

Un valore isolato non stabilisce se il ristorante è redditizio e non esiste una soglia universale adatta a ogni menu. Controlla l’andamento tra periodi comparabili e affianca alla percentuale il margine in euro per piatto: una ricetta con incidenza più alta può lasciare più euro, mentre un piatto con percentuale bassa può contribuire poco se il prezzo è contenuto.

Se il dato peggiora, verifica prima prezzi d’acquisto, porzioni, resa e scarti; poi valuta se intervenire sulla ricetta, sul prezzo o sulla composizione dell’offerta. Per le scelte che riguardano l’equilibrio tra piatti e prezzi, considera il food cost insieme alle vendite e alla struttura dei costi, non come un obiettivo da abbassare a qualunque prezzo.

Domande frequenti

Nel food cost devo includere l’IVA?

Per confrontare il costo degli ingredienti con i ricavi, usa vendite alimentari nette, cioè al netto dell’IVA, e mantieni lo stesso criterio nei periodi successivi. Se calcoli invece il costo di una porzione rispetto al prezzo esposto al cliente, annota chiaramente se quel prezzo è lordo o netto: mischiare basi diverse altera la percentuale.

Il food cost comprende il costo del personale e l’affitto?

No: il food cost misura il costo delle materie prime consumate rispetto alle vendite di cibo, oppure il costo degli ingredienti di una singola ricetta. Personale, affitto, utenze e altri costi operativi si analizzano separatamente. Vanno considerati per valutare la sostenibilità del locale, ma non sommati alla formula del food cost.

Qual è la percentuale giusta per un ristorante?

Non esiste una percentuale valida per ogni attività. Il risultato dipende dal menu, dai prezzi, dal tipo di servizio, dalle materie prime e dagli altri costi del ristorante. Più che inseguire un valore standard, confronta il dato con l’obiettivo economico del tuo locale e osserva come cambia nel tempo.

Nella rubrica Business della ristorazione